Digitàti

copertinawired1-thumb2Non mi sono mai abbonato ad una rivista o quotidiano, eppure al mese ce ne sono due tre compro regolarmante. Forse perchè da sempre sono a conoscenza di tutte le problematiche di consegna e un po’ perchè non mi va di farmela accartocciare nella cassetta della posta. Ma Wired era troppo invitante, sia per l’evento in sè che per il prezzo dell’abbonamento stesso: 20 euro per 2 anni. Pensare che ho convinto pure una amica ad abbonarsi. Ci siamo detti “facciamo una prova”. Mentre il 19 febbraio era regolarmente presente nelle edicole a noi la copia non è ancora arrivata. “Vabbè dai…2 giorni di ritardo ci stanno”, ma domani sarà passata una settimana. La rivista l’abbiamo vista, sfogliata e purtroppo invidiata ad amici che hanno preferito prenderla in edicola.

Spero che altri abbonati se la passino meglio. Io comincio a pentirmi…

Date un’occhiata a questo video sbarcato in Italy direttamente dal MIT.   Quello che vedrete è un progetto realizzato dal gruppo Fluid Interfaces, che ha presentato al TED  (Technology, Entertainment, Design) 2009 la nuova frontiera dell’interazione uomo-macchina.

I risultati sono stupefacenti, eppure vi assicuriamo che non c’è nulla di magico in tutto questo. L’idea originale, infatti, non era che un braccialetto elettronico in grado di leggere i codici a barre dei prodotti, evolutosi poi in un dispositivo più sofisticato, da indossare a tracolla sopra il petto. Grazie alla connessione del telefonino e alla web cam si ricostruiscono le informazioni sui prodotti che compaiono direttamente sulla superficie degli stessi.  Come avere una sorta di sesto senso.

I micro lettori inseriti in 4 tappetti colorati da applicare sulla dita, permettono di dare comandi al dispositivo (es. scattare una fotografia, controllare l’ora, ecc.).

Ovviamente la realizzazione è ancora abbastanza grezza ma basta per riportare l’attenzione sul tema dell’ubiquitous computing e a far scervellare i ricercatori di tutto il mondo. Quale può essere il passo successivo?

Se vi interessa qui ci sono gli altri progetti del gruppo.

Quando parliamo di tecnologie spesso si tira in ballo il new digital divide.

Ma ci sono posti, non

CCS Italia Onlus

così lontani da noi, in cui manca ben più della banda larga, ed è giusto non dimenticarselo.

Vi segnaliamo dunque il lavoro di un’organizzazione benefica, la CCS Italia (Centro Cooperazione Sviluppo Onlus).  Si tratta di un’associazione senza scopo di lucro e apartitica che, da vent’anni ormai, si impegna per lo sviluppo di programmi per l’adozione a distanza e progetti di sostegno per l’alfabetizzazione nei Paesi del Sud del mondo, al fine di migliorare le condizioni di vita dei bambini più disagiati.

Con l’iniziativa “Sostegno a distanza” chiunque più diventare un “sostenitore” attraverso un piccolo contributo economico.  Come fare? Niente di più facile. La CCS ha un sito da far invidia ad una società di comunicazione. Troverete numerose informazioni, immagini , documenti multimediali e anche una rivista in pdf…e magari ci scappa una buona azione.

logoPer gli studiosi e appassionati di social media e nuove tecnologie fino ad oggi erano due gli appuntamenti settimanali per mantenersi informati. Il primo è Affari e Finanza inserto della Repubblica, in edicola il lunedì. L’altro è Nova, inserto de Il Sole 24 Ore, il giovedì. Entrambi si occupano di tematiche riguardanti il mondo di internet e comunicazione.

A quanto pare da febbraio toccherà aprire il portafoglio per la terza volta e sborsare ancora 4 euro per acquistare Wired. Il mensile americano più accreditato del mondo che si occupa di argomenti di specifico interesse per ogni maniaco della comunicazione globale.

Abbiamo letto qualche post in giro per la blogosfera e dobbiamo dire che l’attesa e la curisiotà per questo nuovo progetto editoriale è tanta. Chi si dice scettico e scommette sul fatto che si ridurrà ad una mera trasposizione della versione americana, chi invece è convinto che riusciranno a sintonizzarsi in pieno con le specificità del mercato italiano.

Inutile dire che l’acquisto è d’obbligo anche se 4 euro sembrano tanti. Dal sito di Wired Italia intanto è partita la campagna abbonamenti: 24 numeri a 19 euro, 12 numeri a 16 euro circa. Abbiamo preso quello da 24 numeri. In fondo se riescono ad arrivarci a casa cinque mensilità abbiamo ammortizzato la spesa.

La domanda è lecita: durerà o chiuderà?

A febbraio per un commento sul primo numero.

clicca ed esplora facebook Le feste di natale una volta si trascorrevano in famiglia. Oggi si passano a incontrare gli amici dell’infanzia, quelli della scuola e dell’università.  Potere di un sito, o meglio di un social network come dicono quelli che parlano bene.  Facebook è forse la più grande rete sociale mai realizzata, parliamo di circa 160 milioni di utenti in tutto il mondo, parliamo di numeri che aumentano giorno dopo giorno. E parliamo di numeri veri visto che ogni giorno il 60% di quegli utenti si connette almeno una volta al sito.  Una storia da film…e non è un modo di dire visto che Aaron Sorkin sta per dirigere un lungometraggio che avrà per tema proprio Facebook. Tuttavia non vogliamo in questa sede chiacchierare delle potenzialità del sito, sarebbe ridondante per il mezzo. Se siete qui con buona approssimazione sapete già cos’è.  La riflessione che vogliamo suggerire è quella su una tematica molto sentita da un ventennio a questa parte: la privacy. Su facebook non c’è privacy. Esistono alcune impostazioni che permettono di imbavagliare il proprio profilo ma comunque si è costantemente sotto l’occhio degli altri. Se qualcuno tagga una foto con te in ogni caso compare un avviso nella home di tutti i tuoi friends.  Anche qualora si fosse negato l’accesso altrui a questo tipo di foto sul proprio profilo, per qualche ora (ragionevolmente è il tempo che impiegano gli ultimi avvisi a soppiantare i meno recenti) sarà visibile a tutti nella home personale. Quindi se qualcuno ti fotografa in compagnia dell’amante e vuole farti beccare dalla fidanzata ha un paio d’ore di tempo per rovinarti! Ed è solo un esempio. Niente privacy, dunque. Eppure ci sono 160 milioni di utenti, tondi tondi.La riflessione è la seguente: o sono tutti ignari del pericolo oppure i tempi sono cambiati e forse questa ossessione della privacy non appartiene alla nuova generazione. Chi come noi bazzica nella progettazione di servizi per il web e le nuove tecnologie s’è spesso imbattuto in questo problema: Privacy si o privacy no? Tutelarla o non tutelarla? Vale la pena investire in un progetto che leda minimamente la privacy o i clienti potenziali lo rifiuterebbero? Facebook per me dà una risposta importante. Ai giovani di questa privacy, come dicono a Roma, non gliene può fregà de meno.

Negli anni ’90, mentre le boy band scorazzavano inarrestabili sugli schermi televisivi, c’era chi scriveva temi musicali per i videogame passando magari inosservato.

Ascoltando l’arrangiamento fatto per piano da questo tipo su youtube la lacrimuccia scende a tutti, perchè chi non ha mai giocato almeno ad uno dei capitoli della saga dei fratelli Mario può anche andare a nascondersi sotto un sasso.

Si tratta di melodie radicate nella memoria di ogni videogamer che si rispetti e sentirle suonate su uno strumento reale e non in MIDI su console che andavano a manciate di bit mette in luce la bravura ed il genio creativo di chi si è messo pentagramma alla mano a dare un contributo emotivo ad un’esperienza che a quei tempi molti consideravano da sfigati.

Tutto questo per dire che a volte non è solo la grafica, l’interazione o la pistola più grande a fare un videogame divertente.

Andatevi a spulciare qualche video perchè ce ne sono di veramente divertenti!!!

podcast1Ormai su iTunes Store si può trovare di tutto, non più solo musica, video e giochi per il cellulare, scusate per iPhone.

Da oggi su iTunes U sarà possibile caricare, scaricare, materiale didattico in ogni genere di formato ed iscriversi a corsi preparati per voi dalle maggiori Università del mondo, dai migliori docenti e su ogni genere di materia. Praticamente dei lerning objects targati Apple.

Siete i migliori insegnanti del mondo, volete condividere con i vostri studenti e il mondo intero le vostre presentazioni in aula, ma siete dei pessimi smanettoni con il pc? La Apple ha pensato anche a questo. Ha realizzato un sistema di delivery delle vostre lezioni, un’applicazione con un’architettura client/server semplice ed intuitiva come solo a Cupertino sanno fare. Con Podcast Producer ad esempio potete realizzare da soli la vostra audio/video lezione. Basta avere una telecamera puntata sulla faccia ed un microfono e premere rec. Dategli un titolo. Poi passate tutto nei workflow per dare qualche effetto visivo, magari il logo della vostra università e depositate tutto sul server. Non dimenticate di taggare il tutto.

Il sistema permette di fare screencast del monitor del vostro computer, oppure sicronizzare la propria voce mentre sfogliate le slide. Andatevelo a vedere.